Un’indagine europea mette in luce una realtà allarmante nei luoghi di cura: la violenza non è solo aggressione fisica, ma una svalutazione quotidiana del lavoro, spesso silenziosa e sistematica. L’indagine BRAVE-WOW, condotta in quattro Paesi europei (Italia, Portogallo, Spagna e Slovenia), ha coinvolto oltre 4.600 operatori sanitari provenienti da 35 strutture tra ospedali, residenze sanitarie assistenziali, servizi di assistenza primaria/territoriale, centri di salute territoriale e strutture di assistenza a lungo termine. In Italia, 2.149 operatori di 14 strutture hanno partecipato all’indagine, coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS).
Il 68,1% degli operatori ha assistito a episodi di violenza sul lavoro, con un operatore su sei vittima di svalutazione quotidiana.
“Il messaggio più importante che emerge dall’indagine è che la violenza non coincide sempre con l’aggressione”, spiega Anna Carannante, ricercatrice dell’ISS e responsabile della comunicazione del progetto. “Molte persone pensano che la violenza sia esclusivamente fisica o verbale, ma esistono forme più sottili e per questo più difficili da riconoscere. La svalutazione sistematica del lavoro è una di queste. Riconoscere queste forme di violenza è il primo passo per prevenirle efficacemente”.
Tra le tipologie di violenza più segnalate, spiccano la svalutazione sistematica del lavoro (16,3%, che sale al 19,3% negli ospedali), urla e insulti (15,1%) e abusi connessi ai rapporti gerarchici (12,1%). Sovraccarico di lavoro e sovraffollamento (54,3%) sono i fattori più frequentemente associati agli episodi di violenza.
I familiari dei pazienti (54,5%, che sale al 59,1% negli ospedali) rappresentano la fonte di aggressione più frequente. Tuttavia, l’indagine evidenzia anche criticità interne: il 37,9% degli operatori individua nei superiori o nei responsabili la fonte della violenza (43,2% negli ospedali), seguiti dai familiari dei pazienti (25,2%), dai colleghi (24,4%) e dai pazienti stessi (21,1%).
Sul fronte della prevenzione e del supporto, l’Italia registra un quadro complesso. Sebbene il 52,7% degli operatori ritenga di poter parlare apertamente con la dirigenza e il 39,2% che l’organizzazione risponda efficacemente alle segnalazioni, solo il 31,9% riconosce misure di prevenzione visibili. Ancora più esigua la disponibilità di servizi di supporto: solo il 20,8% segnala la presenza di supporto psicologico, il 18,7% di personale dedicato alla gestione degli episodi, il 18,3% di servizi di counselling e il 16,1% di supporto legale. Pur essendo il Paese con i servizi di supporto più attrezzati tra quelli coinvolti, la loro disponibilità resta limitata.
Infine, l’indagine rileva una maggiore incidenza di violenza legata al genere: il 21,3% degli operatori ha dichiarato di aver subito negazione di promozioni o aumenti rispetto a colleghi di altro genere.

