Il medico veterinario è oggi una figura centrale sia nel Servizio sanitario nazionale sia nel settore privato. Tuttavia, tra i due ambiti esistono differenze profonde sul piano contrattuale e delle tutele. A sollevare la questione è LifeAnimal, che mette a confronto il trattamento riservato ai dirigenti veterinari pubblici e quello dei professionisti che operano nelle strutture private.
Nel settore pubblico il riferimento è il Contratto collettivo nazionale di lavoro Area Sanità 2022-2024, sottoscritto il 27 febbraio 2026. Il contratto riguarda i dirigenti medici, veterinari e sanitari del Servizio sanitario nazionale e definisce in modo dettagliato trattamento economico, retribuzione di posizione, indennità di specificità medico-veterinaria e altre tutele legate alla responsabilità professionale e all’organizzazione del lavoro.
Nel settore privato, invece, la situazione appare più frammentata. Il riferimento contrattuale utilizzato da molte strutture veterinarie è il CCNL Studi Professionali, che comprende un’area medico-sanitaria. Tuttavia, secondo LifeAnimal, il contratto disciplina in modo esplicito il profilo del tecnico veterinario e non quello del medico veterinario come professionista autonomo. Di fatto, mancherebbe quindi un inquadramento contrattuale specifico per una figura che sostiene responsabilità professionali rilevanti: visite, diagnosi, interventi chirurgici, pronto soccorso, turni notturni e festivi.
Il nodo riguarda soprattutto i professionisti privi di partita Iva. Nel sistema vigente, il medico veterinario dipendente o collaboratore di una struttura privata non avrebbe accesso a molte delle garanzie normalmente associate a un rapporto di lavoro subordinato: retribuzioni minime definite, maggiorazioni per lavoro notturno o festivo, riconoscimento dell’anzianità, indennità di reperibilità, welfare e previdenza complementare.
Nel pubblico, al contrario, il contratto prevede un’indennità medico-veterinaria, una retribuzione legata agli incarichi e un sistema strutturato di progressioni economiche. Sono inoltre previste tutele specifiche per responsabilità professionale e aggressioni durante il servizio, con patrocinio legale e supporto psicologico per i dirigenti sanitari vittime di aggressioni.
Resta quindi una domanda centrale: perché per la stessa professione esiste una disciplina contrattuale specifica nel pubblico e non nel privato?
LifeAnimal sostiene che la situazione attuale produca una disparità evidente tra veterinari di “Serie A e Serie B”. L’associazione chiede un intervento delle organizzazioni professionali, della Federazione degli Ordini e delle istituzioni per superare un sistema che considera obsoleto.
Secondo l’organizzazione, l’assenza di un contratto dedicato penalizza soprattutto i giovani professionisti e i collaboratori che operano nelle grandi strutture veterinarie private, dove il ricorso alla partita Iva è spesso la soluzione prevalente. Un modello che, secondo LifeAnimal, non garantisce le stesse tutele previste per i colleghi del Servizio sanitario nazionale.
Il tema si inserisce anche in un mercato veterinario privato in crescita, caratterizzato da cliniche, ospedali veterinari e gruppi organizzati che richiedono un inquadramento professionale più definito. La richiesta è quindi quella di una disciplina contrattuale che riconosca il medico veterinario come figura distinta dalle altre figure tecniche presenti nelle strutture veterinarie.
La questione resta aperta: il sistema contrattuale italiano è oggi adeguato a un settore veterinario privato in forte evoluzione?

