Le zecche continuano ad aumentare la loro diffusione in Italia. Inverni più miti e stagioni calde sempre più lunghe stanno ampliando il periodo di attività di questi parassiti e la loro presenza in aree dove in passato erano meno comuni. Un fenomeno che interessa parchi cittadini, aree verdi, campagne, boschi e zone rurali, con conseguenze sulla salute pubblica.
A lanciare l’allarme è Artemisia Lab – CESMET, Clinica del Viaggiatore, diretta dal dottor Paolo Meo, medico tropicalista e infettivologo, che sottolinea come il cambiamento negli ecosistemi abbia modificato anche la distribuzione e la stagionalità delle zecche in Italia. Un fenomeno che non riguarda più solo le zone rurali, ma anche le aree verdi urbane, frequentate quotidianamente da famiglie e animali domestici.
Le zecche possono pungere l’uomo e trasmettere alcune infezioni. Tra le principali patologie figurano la febbre bottonosa del Mediterraneo, la malattia di Lyme, l’anaplasmosi e l’encefalite da zecche (TBE). La distribuzione geografica varia: la Lyme e la TBE colpiscono prevalentemente il Nord-Est, mentre la febbre bottonosa mediterranea è più diffusa al Centro-Sud e nelle isole.
Secondo i dati dell’Istituto superiore di sanità, nel 2025 sono stati registrati 67 casi di encefalite da zecche, in aumento rispetto ai 50 confermati del 2024. Per la febbre bottonosa si stima un numero di casi diagnosticati ogni anno tra 400 e 1000, con possibilità di sottonotifica soprattutto nelle forme più lievi.
Il dottor Meo sottolinea l’importanza di riconoscere tempestivamente i sintomi. «Le infezioni batteriche trasmesse dalle zecche devono essere riconosciute innanzitutto sul piano clinico», spiega. Febbre, forte mal di testa, dolori muscolari, eruzioni cutanee, una chiazza rossa in espansione o una piccola crosta nera nella zona della puntura devono far sospettare un’infezione. Gli anziani, le persone con diabete, patologie epatiche o altre condizioni di fragilità sono più esposti alle complicanze.
In caso di puntura, la zecca deve essere rimossa correttamente con una pinzetta a punte sottili, afferrandola il più vicino possibile alla pelle e tirando lentamente. Non bisogna usare olio, alcol, vaselina, fonti di calore né schiacciarla. È consigliato annotare la data e il luogo della puntura e monitorare eventuali sintomi nei 30-40 giorni successivi.
La prevenzione resta fondamentale. Indossare abiti chiari e coprenti, applicare repellenti, camminare al centro dei sentieri ed effettuare un accurato controllo del corpo e dei vestiti al rientro sono le principali misure consigliate. Nelle aree endemiche del Nord-Est è disponibile la vaccinazione contro la TBE, che però non protegge dalle altre infezioni trasmesse dalle zecche.

